aderisce alla FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
31/10/14
Comunicato stampa Comitato Trentino L'Altra Europa con Tsipras
25/09/14
QUESTIONE ARCESE: ANCORA LICENZIAMENTI ?
17/09/14
CHI SONO I VERI LADRI ????
UNA RAPINA IGNOBILE CHE PARLA DI UNO SFRUTTAMENTO BESTIALE INCONCEPIBILE IN UNA SOCIETA' CHE SI VUOLE CIVILE. I 27 milioni a Montezemolo sono un furto e parlano della BARBARIE DEL CAPITALISMO NEOLIBERISTA IN CUI VIVIAMO e che ci fa credere - con la complicità dei mezzi di informazione - che "non ci sono soldi" !!!
05/05/13
primo maggio - festa dei lavoratori
14/04/13
La partita Subaru
Mirko Sighel
Segretario Circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
31/03/13
La situazione economica in Vallagarina sta precipitando
La gestione della vertenza Subaru dimostra come sia assolutamente insufficiente l'appello accorato delle istituzioni trentine al buon cuore della multinazionale. Il territorio accogliente e le buone pratiche di relazioni industriali precipitano velocemente nel dimenticatoio quando si tratta di fare quattrini con la garanzia che gli immobili, le attrezzature e la merce non vengano toccate per non infrangere il tabù dell'esproprio per pubblico interesse. Per quale alta ragione morale o pratica Olivi o il presidente del consiglio provinciale Dorigatti non si fanno promotori di chiedere l'esproprio senza indennizzo di chi sta espropriando il presente ed il futuro di decine di famiglie? O è meglio rimanere compromessi con il principio "inviolabile" della libertà di impresa e dell'appropriazione privata delle attività produttive chiedendo tavoli su tavoli e fornendo iniezioni di denaro pubblico nelle tasche dei privati?
Qui non si tratta di tappare i buchi pensando che la crisi sia passeggera o isolabile ad un quartiere o a qualche zona: siamo difronte ad una crisi internazionale del capitalismo e gli strumenti della concertazione sociale per garantire ai privati il consolidamento dei propri guadagni e ad alcuni settori del sindacato la funzione di accompagnatori istituzionali non reggono più. Non ci si può permettere di assistere allo svuotamento dei magazzini senza fare alcunché.
Si ripubblicizzino queste aziende, si esproprino senza indennizzo i padroni e se necessario si riconverta l'attività espropriata; è necessario che siano i lavoratori a gestire e controllare direttamente le aziende nell'interesse collettivo ed il sindacato deve unire le varie vertenze sul territorio per costruire con i lavoratori la lotta più ampia per il mantenimento del tessuto produttivo. Se Olivi non percorrerà questa strada la dovranno percorrere i lavoratori.

Mirko Sighel
Segretario circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
18/03/13
La fuga delle imprese dalla Vallagarina
Mirko Sighel
11/01/13
La liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali a Rovereto
08/11/12
Miorandi, i servizi pubblici e il tessuto produttivo del territorio roveretano
Perché mai i cittadini dovrebbero pagare debiti che non hanno prodotto loro? Se Miorandi intende garantire la continuità delle prestazioni pubbliche non ci sono altre soluzioni che il rifiuto del pagamento dei debiti contratti con le banche e la reinternalizzazione dei servizi pubblici dati in gestione ai privati assumendo le lavoratrici ed i lavoratori.
Miorandi auspica che i risparmi di spesa possano essere reinvestiti nel settore privato ma è giusto ricordargli che ha gioito per il polo della meccatronica ma questo non sta portando alcun beneficio di rilievo e anzi, dopo i milioni di euro investiti dall'ente pubblico nel polo e nell'acquisto di capannoni, i padroni di Confindustria ne chiedono il controllo e mettono la manodopera in cassa integrazione o in mobilità per garantirsi profitti e socializzare i costi aziendali.
Chi ha lucrato finora sui servizi pubblici e sui finanziamenti pubblici deve essere espropriato e i servizi e le grandi fabbriche devono tornare sotto l'esclusivo controllo pubblico e gestiti direttamente dai lavoratori per soddisfare i bisogni della collettività.
Mirko Sighel
Segretario del Circolo della Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
11/10/12
presidio Filcams e sciopero Sait - PRESIDIO DALLE ORE 14.30 di oggi PRESSO LA SEDE DELLA FEDERAZIONE DELLE COOPERATIVE IN VIA SEGANTINI – TRENTO
CONTRO LA DECISIONE DI INVIARE IN DISTACCO 4 LAVORATORI DEL MAGAZZINO
NELL’AZIENDA DI PULIZIE ESTERNALIZZATA “ACTIVA”
Da inizio settimana 4 lavoratori sono stati inviati in distacco presso la Ditta di pulizie esternalizzata “Activa”, contro il parere degli stessi lavoratori e della Filcams Cgil del Trentino.
La Direzione Sait da tempo aveva operato nell’individuazione di un gruppo di circa 40 dipendenti che secondo il giudizio del medico competente non erano più ritenuti idonei alla mansione per la quale
erano stati assunti, che però da anni erano stati posti a svolgere mansioni alternative.
Negli incontri sindacali svolti in questi ultimi periodi, la direzione aveva sostenuto che per motivazioni legate ai costi aziendali, tale presenza di lavoratori non più idonei comportava difficoltà produttive.
Pertanto da qui la scelta Aziendale di inviare i lavoratori presso altra azienda.
La Filcams Cgil che si è sempre opposta a questa logica mercificatrice dei lavoratori, poco nobile per un pilastro della Cooperazione Trentina, ha ricordato alla Direzione che i lavoratori sono entrati in azienda
sani e se oggi hanno problemi fisici questi sono stati causati anche dal lavoro prodotto per decenni in Sait.
Altra questione sollevata dalla Filcams Cgil del Trentino, anch’essa molto grave, è una mancata risposta dell’Azienda in merito ai criteri utilizzati nella scelta dei 4 lavoratori rispetto ai circa 40 ritenuti
non idonei. Durante tutti gli incontri sindacali la direzione non è stata in grado di motivare le scelte individuali dei prescelti, nessuna motivazione oggettiva è stata espressa. Pertanto i 4 lavoratori sono
stati scelti unicamente sulla base di criteri soggettivi e pertanto discrezionali.
La Filcams Cgil del Trentino opererà fin da subito anche legalmente per ottenere il ritiro del procedimento, per ristabilire principi e rispetto della dignità dei lavoratori coinvolti.
La Filcams Cgil del Trentino ritiene questa una bruttissima macchia nella storia della Cooperazione Trentina e dei valori che evidentemente vengono esternalizzati a parole e non nei fatti.
PRESIDIO DALLE ORE 14.30 PRESSO LA SEDE DELLA FEDERAZIONE DELLE
COOPERATIVE IN VIA SEGANTINI – TRENTO*.
31/07/12
Comunicato del PRC - Federazione del Trentino - sull'ipotesi di accordo rinnovo Ccnl ferrovieri
La beffa si ingigantisce quando si scopre che le OO.SS. intendono accettare l’aumento di orario settimanale per il personale Fs portandolo da 36 a 38 ore, comportando un surplus di personale che viene stimato in quasi 8.000 unità.
La cosiddetta “ottimizzazione” delle risorse avrà conseguenze negative sui turni di lavoro e sui riposi: ad esempio verranno sfruttati più intensamente gli orari di lavoro nel periodo dalle ore 5 alle 24 per il personale di macchina ad agente solo e per il personale di bordo ad
Partito della Rifondazione comunista - Federazione del Trentino
24/06/12
SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA -"DISCRIMINAZIONE" NELLE ASSUNZIONI FIAT
Il tribunale civile riconosce che nello stabilimento campano c'è stata «discriminazione» nelle assunzioni e ordina di «sanare» la violazione!!!
Che paese civile, doveva esser l'Italia fino a qualche anno fa! Pensate che esistevano delle leggi che riconoscevano ai cittadini il diritto di non essere discriminati in base alle proprie opinioni. Persino sul posto di lavoro! Forse per questo - diranno gli storici futuri - i saggi del sistema finanziario multinazionale pensarono bene di cancellare tutte le leggi che incongruamente difendevano il diritto di ogni singolo dipendente di avere un'opinione propria e di scegliere a quale sindacato iscriversi...
Il futuro è già qui. Ma per ora esistono ancora le leggi e i tribunali sono chiamati a farle rispettare. La Fiom ha ottenuto dal tribunale civile di Roma (non «del lavoro») la «madre di tutte le sentenze»: quella che impone alla Fiat - pardon, alla Fabbrica Italia Pomigliano (Fip) - di assumere 145 ex dipendenti iscritti alla Fiom. Per sovrappiù, la Fiat dovrà corrisponedere a ognuno dei 19 ricorrenti un «danno esistenziale» pari a 3.000 euro. Sentenza inappellabile, subito esecutiva.
Il perché e il «quanti» è scritto nella legge, anzi in due. La cosa stupenda - una vera vendetta della logica e della storia - è che una delle due porta addirittura la firma di Maurizio Sacconi, il pasdaran passato alle cronache come ministro «del lavoro» (sì, lo so, anche questa suona strana..). Che ieri deve aver avuto seri problemi di fegato prima di dichiarare che «il provvedimento giudiziario è emblematico dell'anomalia che contraddistingue la giustizia italiana».
Il meccanismo è stato spiegato da un raggiante avvocato Lello Ferrara. Il contributo di Sacconi è rinchiuso in una procedura chiamata «ricognizione sommaria»; un po' meno di un processo, un po' di più di una «ricognizione semplice». Una cosa pensata per accelerare le «inutili lungaggini» che spingono certi giudici del lavoro a ostacolare il procedere delle imprese. Grazie; può servire anche in senso opposto (come sa chi sa di legge...).
La seconda è invece il semplice recepimento di una direttiva europea (e anche qui la logica si vendica...) in chiave di «pari opportunità». Un'indicazione anti-discriminazione che vale però anche nei casi di assunzioni al lavoro: nessuno/a può essere svantaggiato a causa delle proprie opinioni o tessere sindacali. Ineccepibile, nevvero?
E infatti non c'è eccezione che tenga, nemmeno a Pomigliano. Dove la Fiat, chiudendo e riaprendo come newco («un imbroglio», lo definisce Andrea Amendola, «contro la Fiom e tutti i sindacati dissidenti»), ha riassunto 2.091 dei 4.500 dipendenti originari. Di questi, nessuno tra gli iscritti alla Fiom. La quale, al momento del change aveva 623 iscritti, poi ridottisi a 382 a causa dei ricatti individuali (telefonate, avvertimenti, messaggi trasversali, ecc); ulteriormente scesi di 20 unità quando, di fronte all'alternativa «ti assumo solo se stracci la tessera», altri hanno ceduto. Bene, ha detto il giudice di Roma: 362 iscritti sono l'8,75% dei vecchi dipendenti di Pomigliano, quindi la Fiat deve assumerne almeno 145. In base alle disposizioni che vietano la discriminazione per qualsiasi ragione.
La legge prevede l'esame anche della «prova statistica». E uno statistico ha dimostrato che un'eventualità del genere (nemmeno un iscritto su tot assunti) si verifica una volta ogni 10 milioni. Insomma: la Fiat ha scientificamente scartato tutti quei vecchi dipendenti che avevano avuto qualche frequentazione col sindacato guidato da Maurizio Landini. Per avere una fabbrica popolata di schiavi obbedienti, da sottoporre al «rito dell'acquario» quando sbagliano qualcosa. Come a Guantanamo, pare.
Per una volta, anche Landini si fa prendere dalla commozione, come tutti i protagonisti del tavolo Fiom (Franco Percuoco, Ciro D'Alessio, oltre ad Amendola). E ringrazia la stampa che ha tenuto in primo piano la vicenda, dandole rilievo politico. Soprattutto ringrazia i suoi «ragazzi» che hanno messo la dignità di tutti davanti all'interesse individuale. E annuncia che la Fiom non userà questa sentenza per pretendere il «rispetto di una quota» fissata dal giudice. Le tute blu pretendono invece che a Pomigliano siano riassunti tutti i 4.500 dipendenti che c'erano, senza guardare alle tessere sindacali. «Il mercato non tira abbastanza?». Bene, si faccia come in Volkswagen, qualche anno fa: redistribuzione del lavoro, riduzione d'orario e contratti di solidarietà (a Wolfsburg: 27 ore settimanali, con integrazione di cig). Se davvero la Fiat «crede nel suo progetto», le sarebbe facile accettare; non avrebbe senso perdere tante competenze. Se non lo fa è la prova che «non ci crede nemmeno lei».
Perché «questa sentenza sana una ferita, ma non risolve tutti i problemi». La garanzia dei diritti e dell'agibilità dovebbe essere il compito del governo e delle forze politiche; che da due anni tacciono (nel migliore dei casi) davanti allo scandalo del« modello Pomigliano». Davanti a un'azienda che se ne frega delle leggi e della Costituzione. Ma anche perché c'è un problema di investimenti promessi e non fatti, di un «piano industriale» sconosciuto a tutti e di un evidente allontanamento progressivo della Fiat dall'Italia. «È in gioco un intero settore industriale», ricorda Landini.
È lotta civile in senso stretto. Il tribunale che ha deciso non era «del lavoro». Si è pronunciato sui diritti fondamentali (art. 4 della Costituzione e egualianza), non su accordi te,poranei. Sarà un caso, ma a tarda sera la Fiat era ancora letteralmente senza parole. Ricorrerà in appello, ovvio. Ma non osa dire nulla. Apparirebbe davvero incivile.
da Il Manifesto, Venerdì 22 Giugno 2012