aderisce alla FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

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09/05/12

12 MAGGIO - MANIFESTAZIONE NAZIONALE

GRIDIAMOGLIELO IN PIAZZA !!!
Appello per la manifestazione del 12 giugno.

Mai come in questo momento la Costituzione della Repubblica rischia di essere travolta a partire dall’articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".

Il valore e la natura stessa della democrazia e dei diritti del lavoro sono infatti gravemente sviliti da controriforme e manovre economiche inique, esplicitamente dettate da poteri politici e finanziari esterni al sistema istituzionale del nostro Paese.

Il Governo Monti, pur formalmente legittimato dal sostegno della maggioranza trasversale di un Parlamento ampiamente logorato nella propria rappresentanza e credibilità, a partire dalle stesse modalità elettorali che lo hanno espresso, agisce al di fuori di un mandato popolare. leggi tutto l'appello...

Per informazioni e prenotazione del pullman da Trento chiamare il numero 328-2474975 (Franco Porta)



02/05/12

12 maggio manifestazione nazionale a Roma

Sabato 12 maggio si terrà a Roma la manifestazione del PRC e della Federazione della Sinistra contro le politiche del Governo Monti ed in difesa dei diritti dei lavoratori (per la difesa dell'art. 18).
La manifestazione deve diventare riferimento della protesta popolare, quindi è necessario il massimo impegno di tutti per la sua riuscita.
In Trentino stiamo organizzando il pullman per la nostra partecipazione. Prego tutti i compagni di fare il possibile per partecipare.
Attendiamo le vostre prenotazioni che devono essere comunicate al 328 2474975 (Franco Porta) o all'indirizzo mail porta.francesco55@gmail.com entro lunedì 7 maggio.
Vi informiamo inoltre che sabato 5 maggio Rifondazione del Trentino aderirà alla manifestazione NO TAV che partirà alle ore 14 da Piazza Duomo a Trento.
Anche in questo caso è fondamentale la nostra partecipazione.
La segreteria provinciale

28/03/12

Manifestazione nazionale NO DEBITO a Milano il giorno 31 marzo

Il Partito della Rifondazione comunista aderisce alla manifestazione nazionale "No debito" del 31 marzo che si terrà a Milano. Alla manifestazione partecipano diverse realtà politiche, sindacali e di movimento della sinistra radicale che non vogliono pagare la crisi creata dalle banche, dalla grande imprenditoria, dalle assicurazioni e dai fondi di investimento, che dopo aver acquistato a scopo di lucro i titoli del debito pubblico italiano per circa 1.600 miliardi di euro, ora hanno bisogno di rassicurazioni da parte del governo di riavere il denaro investito.
In Italia e nel resto d'Europa le scelte draconiane portate avanti dai governi liberisti e socialdemocratici colpiscono gravemente le condizioni dei lavoratori, dei pensionati e dei senza lavoro mentre la grande borghesia finanziaria e industriale accentra nelle proprie mani le risorse dei paesi, tutelandosi con l'appoggio dei governi. In Italia dopo le riforme sulle pensioni, le privatizzazioni dei servizi pubblici, il taglio alle spese pubbliche per sanità, assistenza, scuola, ricerca, personale, la distruzione della contrattazione collettiva nazionale dei lavoratori, l'aumento dei tributi, l'espulsione della Fiom dalle fabbriche, lo sperpero di denaro pubblico per la costruzione di opere utili solo alla speculazione di affaristi (Tav), il finanziamento delle missioni di guerra, il prossimo obiettivo è la cancellazione definitiva di ogni diritto sul posto di lavoro attraverso l'abolizione delle tutele dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori contro i licenziamenti.
Solo la Cgil, stimolata naturalmente dalla Fiom, ha avuto il coraggio di non piegarsi alle richieste del padronato, che vuole avere mano libera per le ristrutturazioni aziendali e lo spostamento di capitali dove può accumulare più facilmente guadagni ricattando ulteriormente la forza lavoro. Accettare che i licenziamenti motivati da ragioni di natura economica non possano prevedere l'obbligatorietà del reintegro sul posto di lavoro significa avallare qualunque licenziamento in qualunque momento e per qualunque lavoratore, sia esso pensionando, delegato sindacale o giovane appena entrato nel mondo del lavoro. La licenziabilità per ragioni economiche è onnicomprensiva di qualunque ragione sia riconducibile alla gestione aziendale e quindi è sempre giustificabile. Il giudice non può fare una valutazione oggettiva in quanto essa è solo di natura discrezionale. La pratica dell'indennizzo inoltre contribuisce allo smantellamento del tessuto produttivo del paese lasciando solo povertà.
Lottiamo quindi per non pagare il debito pubblico dei grandi investitori, tutelando solo i risparmi dei lavoratori e dei pensionati, per nazionalizzare le banche, i grandi gruppi industriali e commerciali per poter decidere come investire le risorse, per difendere il sistema previdenziale e assistenziale pubblico, la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali, la scuola e la ricerca pubblica e per rafforzare la centralità della contrattazione collettiva nazionale di lavoro.
Da Trento organizziamo un pullman che partirà alle 9.30 da Piazzale Zuffo (fermerà a Rovereto per i compagni di Rovereto, Garda e Ledro). Il prezzo è di 20 euro e 10 per studenti e disoccupati. Per le prenotazioni telefonare al numero 3282474975. Si raccomanda di prenotare per tempo per ragioni organizzative.

Partito della Rifondazione comunista - Federazione del Trentino

22/03/12

MILANO - 31 MARZO 2012 - NO DEBITO

Il PRC e la Federazione della Sinistra aderiscono alla manifestazione del 31 marzo a Milano organizzata dal Movimento No Debito.
Il tema sarà appunto il No Debito: i lavoratori, i disoccupati, i ceti sociali deboli non devono pagare il debito di lor signori.
Altro tema centrale della manifestazione sarà la difesa dei diritti dei lavoratori, dello stato sociale e dell'articolo 18.
Da Trento organizziamo un pullman che partirà alle 9,30 da Piazzale Zuffo (fermerà a Rovereto per i compagni di Rovereto, Garda e Ledro).
Il prezzo è di 20 euro e 10-15 per studenti e disoccupati.
Per le prenotazioni telefonare al numero 3282474975.
Si raccomanda di prenotare per tempo per ragioni organizzative.
Questa manifestazione riveste una grande importanza per costruire un vero movimento di opposizione di sinistra.
ATTENDIAMO LE VOSTRE PRENOTAZIONI!!!

06/03/12

GIU' LE MANI DALL'ART. 18 - METTIAMOCI LA FIRMA


petizione popolare

“Noi sottoscritti/e consideriamo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori una norma di civiltà.

L’obbligo della reintegra di chi viene ingiustamente licenziato è garanzia per ogni singolo lavoratore ed è al tempo stesso il fondamento per l’esercizio dei diritti collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal diritto a contrattare salario e condizioni di lavoro dignitose.

Se l’articolo 18 fosse manomesso ogni lavoratrice e ogni lavoratore sarebbe posto in una condizione di precarietà e di ricatto permanente, essendo licenziabile arbitrariamente da parte del datore di lavoro. Se l’articolo 18 fosse manomesso verrebbero minate in radice le agibilità e le libertà sindacali.

Per questo motivo va respinta ogni ipotesi di manomissione o aggiramento dell’articolo 18.

L’articolo 18 va invece esteso a tutte le lavoratrici e i lavoratori nelle aziende di ogni dimensione.”

METTIAMOCI LA FIRMA!

aderisci compilando il modulo online su

www.federazionedellasinistra.com



08/02/12

RISPOSTA ALL'ASS. UGO ROSSI SU ARTICOLO 18

Intendiamo rispondere all'assessore provinciale al welfare Rossi a seguito delle dichiarazioni riportate sul giornale nell'edizione di lunedì 6 febbraio. Rossi si scaglia con livore contro le tutele dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, reo a suo dire di mettere un cappio al collo delle imprese.
L'art. 18 nelle imprese sopra i 15 dipendenti tutela i lavoratori contro i licenziamenti ingiustificati o discriminatori o privi di motivazione. Nel caso in cui il lavoratore licenziato dimostri la bontà delle proprie ragioni ha la possibilità di scegliere se venire reintegrato o indennizzato dal datore di lavoro con quindici mensilità di salario. Nelle aziende sotto i 15 dipendenti, dove l'art. 18 non si applica, se il licenziamento è ingiustificato è il datore di lavoro a scegliere se riassumere il lavoratore ingiustamente licenziato o se indennizzarlo per un massimo di sei mensilità di salario aumentabili a seconda dell'anzianità di servizio del lavoratore. E già qui è palese la differenza vergognosa di trattamento tra chi lavora in un'impresa sopra i 15 dipendenti e chi in una sotto. In Trentino così come nel resto d'Italia più dell'80% delle imprese non è vincolata dall'art. 18. Eppure la crisi economica attuale ha fatto saltare per prime le piccole imprese cioé quelle che possono licenziare più facilmente (basta vedere anche le liste di mobilità provinciale e si capisce che la stragrande maggioranza dei lavoratori licenziati proviene dalle piccole imprese) e questo dato inconfutabile contraddice le affermazioni di Rossi, che vede nell'"immobilismo" dei lavoratori garantiti da quell'articolo la causa della caduta di produttività e di competitività delle aziende. Rossi non capisce o finge di non capire che le piccole imprese sono ausiliarie e dipendenti dalle dinamiche delle grandi imprese e quando le seconde sono in crisi le prime sono letteralmente spazzate via dal mercato. E' la legge del capitalismo, non dell'art. 18. Rossi prosegue le sue argomentazioni sostenendo che l'eliminazione dell'articolo aiuterebbe i giovani ad entrare nel mondo del lavoro ma non spiega come possano aumentare i posti di lavoro. Ci aiuti a capire: se si toglie il vincolo dell'art. 18 per i licenziamenti cosiddetti economici, cioé causati dalle dinamiche economiche, perché mai un'azienda in crisi che ha appena licenziato dovrebbe riassumere? E se riassumesse, riassumerebbe a minori costi utilizzando magari il contratto dell'apprendistato che garantisce anni di precarietà ai lavoratori che continueranno ad essere ricattati e vantaggi retributivi e contributivi per le ditte oppure assumerebbe lavoratori precari ricordando loro che il contratto non sarà rinnovato se non fanno qualche ora di volontariato o rinunciano al salario integrativo aziendale o chiedono che i loro diritti vengano rispettati. Chi paga tutto questo se non la classe lavoratrice e gli aspiranti lavoratori, messi vergognosamente in competizione fra di loro dal sistema capitalistico protetto da partiti e istituzioni del tutto collaterali alle logiche del mercato? E' quindi chiaro che l'obiettivo del recupero di produttività e di competitività sarà portato interamente sulle spalle della forza lavoro, ricattata e sfruttata.
Rossi giustifica il suo progetto, condiviso anche da Dellai, Confindustria e sindacati compiacenti, facendo leva sul sistema sociale trentino, che via via si sta sempre più privatizzando con forme di pensione e sanitarie integrative e che accoglierà altri ammortizzatori sociali delegati dallo stato quali le indennità di disoccupazione, cassa integrazione e formazione di personale in mobilità. Assistenza e previdenza saranno poi cogestiti da sindacati e imprese a livello provinciale o addirittura aziendale con il risultato di indebolire lo stato sociale pubblico in favore di forme private che discrimineranno i lavoratori a seconda del settore o addirittura dell'azienda dove lavorano e che aggraveranno ulteriormente le condizioni dei precari e dei disoccupati.
I lavoratori e i disoccupati devono unirsi nella comune lotta contro il sistema capitalistico supportato dalle istituzioni affinché paghi chi ha causato la crisi e si tutelino il tessuto produttivo e lo stato sociale pubblico attraverso l'estensione dell'art. 18 a tutte le imprese e garantendo la pubblicizzazione degli ammortizzatori sociali, dell'assistenza e della previdenza. I sindacati devono difendere i diritti e le tutele della classe che rappresentano e non possono accettare che l'art. 18 diventi merce di scambio per ottenere la cogestione dello stato sociale.

Partito della Rifondazione comunista del Trentino

06/01/12

Commento alle dichiarazioni del prof. Cerea sulla questione lavoro

Relativamente all’intervista rilasciata dal professor Cerea pubblicata sul quotidiano mercoledì, il Partito della Rifondazione comunista intende esprimere il proprio parere.

E’ sconcertante che il consigliere economico di Dellai arrivi ad affermare che la precarietà sia una risposta che i datori di lavoro danno in maniera naturale alle eccessive tutele normative ed economiche garantite dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Secondo Cerea i lavoratori protetti dal contratto collettivo non possono essere facilmente licenziati causando quindi danni al tessuto economico italiano che non può assumere nuova forza lavoro. E’ la solita ricetta del tentativo di dipingere lavoratori garantiti e non garantiti fingendo di non sapere che levare i diritti ai primi non ne porta altri ai secondi ma ne livella le condizioni di precarietà. Sarebbero forse garantiti i lavoratori che non sono difesi dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori? E quelli di Fincantieri? O le lavoratrici della Omsa? O quelli di Fiat e dell’indotto? La crisi non guarda in faccia nessuno, nemmeno chi è contrattualizzato e assunto a tempo indeterminato. E’ stata la fame del capitalismo ad ottenere un mercato del lavoro dove esistono più di quaranta tipi di precarietà che danneggiano in particolare i giovani. E’ stata la fame del capitalismo ad ottenere deroghe ai contratti collettivi nazionali, funzionali alle esigenze delle imprese peggiorando le condizioni dei lavoratori. O Cerea pensa che le deroghe ai contratti collettivi nazionali servano per far riposare i lavoratori?

Le dichiarazioni di Cerea sono funzionali al progetto di Dellai e Confindustria trentina di introdurre il contratto unico proposto da Ichino dove il lavoratore può essere licenziato in qualunque momento.

Per quanto riguarda la presunta mancanza di produttività dei lavoratori italiani, sono i dati a parlare chiaro. I lavoratori italiani lavorano generalmente più ore di tedeschi e francesi ma gli investimenti del capitalismo italiano nelle attività aziendali sono di gran lunga inferiori rispetto ai loro colleghi risultando quindi una resa di prodotti qualiquantitativamente peggiore. Per recuperare produttività le aziende italiane introducono modelli standardizzati di produzione che intensificano l’attività dei lavoratori e ne riducono i tempi di riposo necessari per recuperare le energie psicofisiche. Non esistono quindi, come invece sostiene Cerea, moltitudini di lavoratori geneticamente “casinari” che con il loro comportamento hanno causato la crisi attuale. Esistono lavoratori che lottano per i loro diritti e contro un modello economico fatto di sfruttamento e prevaricazione.

Nell’intervista Cerea suggerisce inoltre che il costo dei servizi pubblici debba ricadere ancora in maniera maggiore sul privato cittadino. La proposta di pagare la parte alberghiera per il ricovero ospedaliero è semplicemente vergognosa: non basta che il degente abbia problemi di salute ma deve pure pagarsi il vitto e l’alloggio! I servizi pubblici devono essere garantiti universalmente dal settore pubblico e non devono essere erogati a seconda delle condizioni economiche del cittadino. E’ la fiscalità generale che deve finanziare i servizi pubblici attraverso una tassazione che colpisca in maniera decisa i più ricchi.

Infine Cerea difende a spada tratta le comunità di valle accusando i comuni trentini di guardare ciascuno solo al proprio territorio senza pensare ad una razionalizzazione delle risorse pubbliche. Qualunque ipotesi di unione fra comuni e gestione dei servizi tramite i consorzi secondo Cerea è inutile a causa dell’egoismo dei sindaci. Eppure le unioni e i consorzi sorgono con le stesse finalità ufficiali delle comunità di valle, cioè razionalizzazione delle risorse pubbliche. Le comunità di valle sono state costituite per accentrare nelle mani dei rappresentanti dei comuni più grandi le decisioni politiche che potevano trovare il disaccordo delle realtà minori causando quindi un deficit di controllo politico agli enti territoriali più vicini al controllo della cittadinanza. I servizi che sono stati trasferiti alle comunità, provenendo dai vari comuni hanno assunto un valore appetibile anche da parte delle imprese private che ne chiedono l’esternalizzazione attraverso gli appalti. Ma chi ha potere decisionale di appaltare i servizi se non i comuni più grossi anche a discapito della qualità del servizio reso e del costo del servizio bypassando i comuni più piccoli? Riteniamo che la razionalizzazione delle risorse pubbliche sia funzionale al controllo pubblico dei servizi resi dagli enti pubblici. E’ quindi necessario rifiutare la logica dell’esternalizzazione dei servizi.


Partito della Rifondazione comunista del Trentino