aderisce alla FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

11/01/13

La liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali a Rovereto

La giunta Miorandi accetta la liberalizzazione permanente degli orari di apertura degli esercizi commerciali. D'ora in poi tutti faranno quello che vogliono: potranno tenere aperti i negozi di notte e tutte le domeniche che vorranno. Il sindaco Pd anticipa tutti gli altri primi cittadini della provincia per adeguarsi ai dettati della corte costituzionale, la quale si è adeguata ai dettati europei sulla concorrenza prescritti da Ue, Bce e Fmi.
I piccoli negozi, per non rischiare di perdere quel poco di mercato che si contendono con gli altri esercizi di vicinato e che faticosamente contendono ai centri commerciali, saranno costretti ad adeguarsi alle lunghe aperture ma, mentre i grandi negozi hanno un volume d'affari maggiore, maggiori disponibilità finanziarie e la possibilità di realizzare economie di scala, ai piccoli esercizi verranno succhiate le ultime risorse, impoverendo ulteriormente il tessuto commerciale cittadino. Questo è il sistema capitalista. I lavoratori verranno invitati a procrastinare i riposi, a non ammalarsi perché l'Unione commercio risparmia soldi pure sulla salute di questi e a non avere una propria vita sociale e poco importa se qualche operatore si lamenta: se non gli va bene c'è un esercito di disoccupati pronti a sostituire i novelli fannulloni per garantire i margini di profitto ai datori di lavoro alle condizioni che questi ultimi dettano. Tutto questo mentre il potere d'acquisto dei salari è calato del 13,2% a partire dal 2008 e nel 2012 la contrazione dei consumi si è attestata al 4,7%.
Nulla giustifica quindi un'ulteriore spremitura dei lavoratori se non la sete di guadagno di chi ogni giorno si lamenta e poi si rifà sui propri lavoratori subordinati o a chiamata, chiede al Comune contributi pubblici per rivitalizzare la città con manifestazioni ed intrattenimenti vari, ottiene finanziamenti pubblici a fondo perduto dalla P.a.t. per migliorare la qualità della propria attività nei centri storici e disdice i contratti collettivi territoriali di lavoro del settore del terziario per fare cassa sulla propria manodopera.
I lavoratori non sono schiavi e solo una gestione ed un controllo diretti da parte loro della produzione e della distribuzione dei beni e dei servizi permetterà alla società di soddisfare in maniera migliore i propri bisogni.

Mirko Sighel
Segretario circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista

08/11/12

Miorandi, i servizi pubblici e il tessuto produttivo del territorio roveretano

La soluzione ai problemi del bilancio comunale è sempre la stessa: tagli alla spesa pubblica per risanare i debiti contratti dall'ente e società partecipate con le banche. Il sindaco Miorandi dovrebbe preoccuparsi del depauperamento del tessuto industriale e garantire un'efficace erogazione dei servizi piuttosto che garantire il pagamento dei mutui a chi non ha fatto altro che lucrare con i debiti e i servizi pubblici e ora fa pagare la crisi ai cittadini attraverso esternalizzazioni di servizi che scaricano i risparmi di spesa sui salari di lavoratrici e lavoratori, liberalizzazioni che non hanno mai fatto abbassare le tariffe e riduzione e privatizzazione di servizi, come ad esempio i trasporti pubblici, che vanno a discapito anche dei soggetti più deboli.
Perché mai i cittadini dovrebbero pagare debiti che non hanno prodotto loro? Se Miorandi intende garantire la continuità delle prestazioni pubbliche non ci sono altre soluzioni che il rifiuto del pagamento dei debiti contratti con le banche e la reinternalizzazione dei servizi pubblici dati in gestione ai privati assumendo le lavoratrici ed i lavoratori.
Miorandi auspica che i risparmi di spesa possano essere reinvestiti nel settore privato ma è giusto ricordargli che ha gioito per il polo della meccatronica ma questo non sta portando alcun beneficio di rilievo e anzi, dopo i milioni di euro investiti dall'ente pubblico nel polo e nell'acquisto di capannoni, i padroni di Confindustria ne chiedono il controllo e mettono la manodopera in cassa integrazione o in mobilità per garantirsi profitti e socializzare i costi aziendali.
Chi ha lucrato finora sui servizi pubblici e sui finanziamenti pubblici deve essere espropriato e i servizi e le grandi fabbriche devono tornare sotto l'esclusivo controllo pubblico e gestiti direttamente dai lavoratori per soddisfare i bisogni della collettività.

Mirko Sighel
Segretario del Circolo della Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista

Marchionne e le norme

La magistratura condanna la Fiat a riassumere 19 lavoratori iscritti alla Fiom e Fiat subito dopo condanna altri diciannove lavoratori alla mobilità. In sintesi è quello che sta succedendo. La grande borghesia
finanziaria e industriale può permettersi di sostituirsi ai tre poteri dello stato: legislativo ed esecutivo quando detta le norme da scrivere ai propri mandatari in parlamento e giurisdizionale quando può permettersi di ignorare una sentenza che difende i lavoratori o elaborare intricatissime strategie con i migliori avvocati del foro e docenti di diritto per imporre la correttezza delle proprie decisioni e di conseguenza i comportamenti sociali e la salvaguardia delle divisioni sociali.
Ancora una volta si conferma la legge che l’economia subordina la politica e le norme giuridiche. La struttura della nostra società vede una grande borghesia finanziaria e di produzione che detiene le leve
principali dell’economia, dal sistema finanziario alle grandi industrie metallurgiche e chimiche, dal commercio su grande scala alle risorse energetiche, dai servizi che una volta si chiamavano pubblici alla ricerca tecnologica e scientifica. Tutto in nome dell’appropriazione privata dei mezzi che servono a produrre le
risposte ai bisogni della popolazione. Chi decide come regolare il soddisfacimento dei bisogni ha in mano un potere di gran lunga più efficace di qualunque norma giuridica o di qualunque sentenza.
E’ chiaro che in un momento di crescita economica conviene anche alla classe padronale concedere qualche briciola della propria ricchezza ma in un momento di crisi non se lo può permettere e a pagare sono i più
deboli a partire dai giovani, i pensionati e i lavoratori. Nemmeno i piccoli commercianti e artigiani si salvano perché dipendono dalla grande borghesia in quanto ne sono l’appendice.
E’ questa la natura del capitale. Come uscire dal baratro?
Attraverso la lotta organizzata dei lavoratori e dei giovani per l’esproprio della proprietà privata delle
principali leve dell’economia, nazionalizzandole e mettendole sotto la diretta gestione dei lavoratori per il soddisfacimento dei bisogni della collettività. Pianificare l’economia significa produrre in
maniera cosciente e senza alcun fine di lucro e di sfruttamento. L’esproprio economico genererà la sostituzione del controllo politico dello stato di natura borghese con il controllo politico dello stato
di natura operaia.

Mirko Sighel
Segretario Circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista