La partita Subaru non è affatto chiusa. Nonostante Tokio abbia deciso di
spostare l’attività a Milano, i lavoratori ed il sindacato non devono
darsi per vinti. Se sicuramente sono stati commessi degli errori nel
permettere il proseguimento dell’attività di uscita di materiale dal
magazzino e nel dare fiducia all’intermediazione dell’ente pubblico con
il padrone, rimangono il patrimonio umano ed un immobile dislocato in un
punto vantaggioso per l’insediamento di una nuova attività distributiva
o produttiva. E’ chiaro che a questo punto non esiste più alcun margine
di trattativa con la casa giapponese ed il sindacato non ha altra
alternativa che chiedere l’esproprio dell’immobile senza alcun
indennizzo promuovendo anche con il sostegno dei servizi della P.a.t. la
ricerca di un nuovo soggetto commerciale o in alternativa si riconverta
l’attività dal settore distributivo a quello produttivo
ripubblicizzandola e dandola in gestione direttamente ai lavoratori dopo
averli adeguatamente formati. Ormai la situazione economica in
Vallagarina non può più considerarsi come una questione di natura
economica ma sociale. Centinaia di famiglie rischiano nei prossimi mesi
di perdere il lavoro ed è necessario che i lavoratori, organizzati dal
sindacato, si coordinino insieme per poter fronteggiare insieme il
problema del depauperamento del tessuto produttivo e distributivo senza
aspettare che siano i padroni o l’ente pubblico a gestire per conto loro
il loro futuro e quello delle loro famiglie. L’unità dei lavoratori
moltiplica la loro forza ed il sindacato deve agire per organizzarla. Si
convochi al più presto un’assemblea territoriale di tutte le realtà
lavorative in difficoltà aperta agli altri lavoratori per organizzare
assieme un’azione collettiva efficace contro la crisi.
Mirko Sighel
Segretario Circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
aderisce alla FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
14/04/13
31/03/13
La situazione economica in Vallagarina sta precipitando
La
situazione del tessuto produttivo lagarino sta precipitando. Dalla
Subaru all'Opt, da Arcese a Marangoni si assiste al ricatto aziendale
nei confronti dei lavoratori. I padroni finché possono minacciano gli
esuberi per "dare fiato" ai propri bilanci attraverso i bancomat
pubblici di P.a.t. e Inps altrimenti come nel caso di Opt il problema è
di delocalizzare per produrre a minori costi per continuare a garantirsi
il profitto privato.
La gestione della vertenza Subaru dimostra come sia assolutamente insufficiente l'appello accorato delle istituzioni trentine al buon cuore della multinazionale. Il territorio accogliente e le buone pratiche di relazioni industriali precipitano velocemente nel dimenticatoio quando si tratta di fare quattrini con la garanzia che gli immobili, le attrezzature e la merce non vengano toccate per non infrangere il tabù dell'esproprio per pubblico interesse. Per quale alta ragione morale o pratica Olivi o il presidente del consiglio provinciale Dorigatti non si fanno promotori di chiedere l'esproprio senza indennizzo di chi sta espropriando il presente ed il futuro di decine di famiglie? O è meglio rimanere compromessi con il principio "inviolabile" della libertà di impresa e dell'appropriazione privata delle attività produttive chiedendo tavoli su tavoli e fornendo iniezioni di denaro pubblico nelle tasche dei privati?
Qui non si tratta di tappare i buchi pensando che la crisi sia passeggera o isolabile ad un quartiere o a qualche zona: siamo difronte ad una crisi internazionale del capitalismo e gli strumenti della concertazione sociale per garantire ai privati il consolidamento dei propri guadagni e ad alcuni settori del sindacato la funzione di accompagnatori istituzionali non reggono più. Non ci si può permettere di assistere allo svuotamento dei magazzini senza fare alcunché.
Si ripubblicizzino queste aziende, si esproprino senza indennizzo i padroni e se necessario si riconverta l'attività espropriata; è necessario che siano i lavoratori a gestire e controllare direttamente le aziende nell'interesse collettivo ed il sindacato deve unire le varie vertenze sul territorio per costruire con i lavoratori la lotta più ampia per il mantenimento del tessuto produttivo. Se Olivi non percorrerà questa strada la dovranno percorrere i lavoratori.
Mirko Sighel
Segretario circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
La gestione della vertenza Subaru dimostra come sia assolutamente insufficiente l'appello accorato delle istituzioni trentine al buon cuore della multinazionale. Il territorio accogliente e le buone pratiche di relazioni industriali precipitano velocemente nel dimenticatoio quando si tratta di fare quattrini con la garanzia che gli immobili, le attrezzature e la merce non vengano toccate per non infrangere il tabù dell'esproprio per pubblico interesse. Per quale alta ragione morale o pratica Olivi o il presidente del consiglio provinciale Dorigatti non si fanno promotori di chiedere l'esproprio senza indennizzo di chi sta espropriando il presente ed il futuro di decine di famiglie? O è meglio rimanere compromessi con il principio "inviolabile" della libertà di impresa e dell'appropriazione privata delle attività produttive chiedendo tavoli su tavoli e fornendo iniezioni di denaro pubblico nelle tasche dei privati?
Qui non si tratta di tappare i buchi pensando che la crisi sia passeggera o isolabile ad un quartiere o a qualche zona: siamo difronte ad una crisi internazionale del capitalismo e gli strumenti della concertazione sociale per garantire ai privati il consolidamento dei propri guadagni e ad alcuni settori del sindacato la funzione di accompagnatori istituzionali non reggono più. Non ci si può permettere di assistere allo svuotamento dei magazzini senza fare alcunché.
Si ripubblicizzino queste aziende, si esproprino senza indennizzo i padroni e se necessario si riconverta l'attività espropriata; è necessario che siano i lavoratori a gestire e controllare direttamente le aziende nell'interesse collettivo ed il sindacato deve unire le varie vertenze sul territorio per costruire con i lavoratori la lotta più ampia per il mantenimento del tessuto produttivo. Se Olivi non percorrerà questa strada la dovranno percorrere i lavoratori.

Mirko Sighel
Segretario circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
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Vallagarina
18/03/13
La fuga delle imprese dalla Vallagarina
Cambiano gli attori ma non cambia l'atteggiamento della grande impresa
operante in Vallagarina. Arcese Trasporti, dopo Marangoni e Subaru,
parte all'attacco dei lavoratori. In tutti tre i casi le aziende hanno
ottenuto agevolazioni cospicue da parte dell'ente pubblico e adesso
minacciano tagli di personale e delocalizzazioni. I milioni di euro che
la P.a.t. ha versato per i capannoni, per i macchinari e per opere
stradali sono troppo poco per i padroni, gonfi di soldi pubblici e
pronti a facili guadagni. La provincia trentina ha avuto il merito di
investire molte risorse pubbliche nello sviluppo dell'economia ma la
propria dirigenza provinciale ha avuto il grande demerito di indirizzare
il denaro per lo sviluppo delle attività produttive a soggetti privati e
per di più senza verificare come venisse utilizzato e che mantenesse
l'occupazione del personale. Per essere più chiari: alcune grandi
imprese sono mantenute dalla P.a.t, che investe denaro pubblico per il
profitto privato. E' uno scandalo che ora Arcese minacci di licenziare
150 lavoratori quando ha uno scalo merci a propria disposizione e ha
avuto gratis il polo logistico di Mori Stazione, pagato con quasi venti
milioni di euro pubblici. Avrebbe potuto la P.a.t. essere più accorta
nella gestione dei finanziamenti? Certamente, tant'è che non è notizia
di oggi che Arcese stia spostando la propria attività nei paesi dell'est
Europa ed utilizzi camionisti con contratti di lavoro molto meno
onerosi di quello italiano. Come per Marangoni è necessario che
l'assessore provinciale Olivi si faccia promotore dell'esproprio
dell'attività dell'autotrasporto senza alcun indennizzo nei confronti di
chi usa l'ente pubblico e gli ammortizzatori sociali come un bancomat e
poi investe altrove per mantenere il proprio margine privato di
reddito. I lavoratori di Arcese come quelli di Marangoni hanno
sicuramente più a cuore dei rispettivi proprietari la salute delle due
aziende ed è giusto che siano loro ad esercitarne la gestione ed il
controllo.
Mirko Sighel
Segretario circolo Vallagarina del Partito della Rifondazione comunista
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